ANCONA – “Dopo aver presentato interrogazioni e mozioni durante il precedente governo Berlusconi per sbloccare e risolvere la vicenda Fincantieri, chiediamo al governo attuale di arrivare al più presto ad un accordo definitivo dopo l’incontro di concertazione con il ministro fissato per domani, martedì 10 gennaio: tavolo reso possibile anche grazie al lavoro e alle insistenze dell’Italia dei Valori e ai miei colloqui con Passera per sbloccare la situazione”. Ad intervenire sulla vertenza Fincantieri è l’onorevole dell’Idv, David Favia che ricorda come “il cantiere di Ancona potrebbe essere a rischio chiusura e noi dell’Italia dei Valori, considerando il comportamento da tempo assurdo dell’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, che promette commesse per due anni e poi le cancella ricattatoriamente mettendo in serio pericolo il lavoro di tantissimi dipendenti, chiediamo al governo di intervenire con forza per tutelare l’occupazione”.
Il leader Favia – “E’ vergognoso che Fincantieri ascriva ai lavoratori che protestano la responsabilità del rischio del ritiro di alcune commesse da parte di alcuni armatori. La colpa è di Fincantieri che ha ridotto i lavoratori alla disperazione per palese incompetenza. Ora l’esecutivo Monti deve trovare l’accordo con le parti sociali, le forze politiche e le istituzioni dalle quali non vogliamo più sentire distinguo ma solo uno strenuo appoggio delleposizoni dei lavoratori. Rimaniamo comunque molto critici nei confronti del fatto che non ci sia l’azienda a sedere al tavolo”.
Crisi strutturale dell’azienda – “Il fatto che si continui a parlare di Fincantieri da così tanto tempo è emblematico della profonda crisi strutturale che l’azienda, così come molte altre, sta attraversando e dell’incapacità di chi governa di risolvere le situazioni. E’ fondamentale capire se industria e politica, vogliono fare l’unica cosa possibile e sensata, ossia cambiare radicalmente la politica aziendale. Nell’immediato servono le commesse delle navi da realizzare, soprattutto ad Ancona che è ferma, ma subito dopo bisogna immaginare anche un ricambio di management, investendo su chi, a livello internazionale, abbia avuto successo sul mercato specifico, come i manager (anche italiani) dei cantieri coreani”.
Seguici